Agorà 2025. L’associazione “Libera”, da sempre contro le mafie

Testimonianza di Martina Grasso membro di "Libera".

 

In occasione del secondo giorno dell’Agorà 2025 al Liceo Copernico è intervenuta Marina Grasso, avvocato e membro attivo dell’associazione Libera, organismo di promozione sociale contro le mafie. Fondata nel 1995 da don Luigi Ciotti, Libera vuole incitare i cittadini alla lotta contro la criminalità organizzata e, soprattutto, onorare la memoria delle vittime di Mafia. Marina Grasso, infatti, è diretta testimone di una tragedia familiare avvenuta proprio per mano della ‘Ndrangheta, ramificazione calabrese della Mafia.
Marina Grasso ha trovato in Libera una forza in più per chi, come lei, ha avuto la propria vita stravolta dalla criminalità organizzata. Lo zio di Marina era, infatti, Vincenzo Grasso, detto Cecè, imprenditore originario di Locri, a cui venne imposto, come a tutti, di pagare il pizzo alla Ndrangheta pena la distruzione della propria attività e non solo. Vincenzo, però, era un uomo libero. Un uomo che non voleva piegare la testa davanti a nessuno e che orgogliosamente rifiutava il metodo mafioso imposto dai più terribili criminali di stato negli anni ’80. Questo, purtroppo, gli costò un incendio doloso che distrusse la sua impresa di Peugeot. Il lavoro di una vita era andato in fumo, ma Vincenzo non si arrese.
Marina si ricorda molto bene di quel periodo: ha raccontato, con viva partecipazione emotiva, che per lei la sua regione, la Calabria, era sempre stato luogo di vacanze e di divertimento, ma da qualche tempo aveva notato che quando, mentre era al mare e camminava sulla spiaggia insieme alle sue cugine, Vincenzo era lì ad osservarle. Si accertava che non succedesse nulla alle figlie e alla nipote, con sguardo attento e nervoso. All’epoca Marina non capiva il motivo di tutto questo, in quanto zio Vincenzo era sempre stato un tipo semplice e tranquillo. Più avanti, tuttavia, tutto sarebbe diventato più chiaro.
È il 20 marzo 1989, Marina ha vent’anni. Nel cuore della notte riceve una telefonata, che sconvolgerà per sempre la sua famiglia, ma lei ancora non lo sa. Le viene detto di recarsi immediatamente a Locri insieme con i suoi genitori, e lì arrivano dopo ore di auto. Il padre di Marina le dice che lo zio ha avuto un incidente, ma appena entra in un autogrill e legge sui giornali “Imprenditore della Peugeot ammazzato a Locri”, capisce quello che è successo. Vincenzo Grasso è stato ucciso nella notte, davanti alla sua concessionaria, massacrato dalle pallottole esplose da due sicari della ‘Ndrangheta. Aveva 51 anni, e tre figli. La tragedia sconvolge Marina che per ben quattro anni, a causa del trauma, quasi non riesce a dare esami all’università. I suoi pensieri sono chiusi in un blocco.
Il 4 marzo 1997, Vincenzo Grasso è stato insignito della medaglia d’oro al merito civile.
“Commerciante impegnato nella lotta contro la criminalità organizzata, benché consapevole del rischio cui si esponeva, si opponeva tenacemente a una lunga serie di intimidazioni e di pressanti richieste estorsive. Per tale coraggioso atteggiamento e inflessibile rigore morale rimaneva vittima di un vile attentato. Nobile esempio di ribellione alla violenza criminale, nonché di elette virtù civiche, spinte sino all’estremo sacrificio”.
Il ricordo di Cecè vive nel cuore di sua nipote Marina che ha trovato una seconda famiglia in Libera allo scopo di mantenere viva la memoria di Vincenzo Grasso come quella delle altre vittime di Mafia.

L’intervento di Marina Grasso è stato, per tutti noi, una presa di coscienza su quello che la Mafia è stata capace di fare negli anni in cui teneva in scacco la società. Anche se le mafie principali sono quattro (Camorra, Ndrangheta, Sacra Corona Unita e Cosa Nostra), la mafia è un fenomeno sparso in tutta Italia, che negli anni ha interessato tutta la Nazione andando dalla mala del Brenta fino alla banda della Magliana.
La mafia non ha pietà per nessuno: per mano della mala sono morti preti come don Pino Puglisi e don Peppe Diana, giornalisti come Peppino Impastato, politici come Piersanti Mattarella ma anche persone innocenti come la famiglia Nencioni e Dario Capolicchio. Il caso più disumano, però, è quello di Giuseppe Di Matteo. Suo padre, Santino, si era pentito iniziando a collaborare con la giustizia. Il piccolo Giuseppe, allora, fu rapito da Cosa Nostra e tenuto segregato in un casolare per quasi due anni fino alla morte avvenuta l’11 gennaio del 1996, otto giorni prima del suo quindicesimo compleanno. Santino Di Matteo non ebbe neanche una tomba su cui piangere, perché il cadavere di Giuseppe fu sciolto nell’acido. Lì la mafia ha veramente toccato il fondo, un delitto del genere ha fatto rabbrividire persino i boss più sanguinari.
A rendere possibile questo scempio fu il padrino di Giuseppe, Giovanni Brusca, che è da poco stato scarcerato. È a piede libero una persona che, alla domanda “Quante persone hai ammazzato?” ha risposto “Mah, non lo so, 300, forse 350”. Fu Brusca, tra l’altro, a premere il detonatore che fece esplodere la bomba in via Capaci, strage nella quale morì il giudice antimafia Giovanni Falcone.
Il confronto avuto con Marina non è stato solo una preziosa testimonianza per ricordare e onorare suo zio Vincenzo, ma anche un’occasione per conoscere il fondamentale ruolo di Libera, che non solo educa i giovani tramite percorsi di formazione, ma si occupa anche di sensibilizzazione e momenti di confronto con i familiari delle vittime di mafia.
Oltre a questo, Libera si impegna anche a contrastare il predominio mafioso sul territorio italiano, anche con atti semplici. Marina Grasso, infatti, racconta di come per indebolire il sistema mafioso possa essere utile anche fare colazione in un bar piuttosto che in un altro. Nelle zone ad alto tasso mafioso molti bar e negozi sono gestiti proprio dalla mafia, che ne permette l’attività. I soldi che si danno per una colazione o per un breve pasto vanno poi nelle casse della criminalità organizzata, e questo deve essere evitato.

Ringraziamo Marina Grasso per aver portato al Copernico la sua testimonianza e la sua lezione di vita: anche il contributo civile di tutti e la memoria viva dei fatti accaduti possono fermare il sistema mafioso.

Diego Diana, 5^ BL

Martina Grasso

Martina Grasso

Incontro con Martina Grasso

Incontro con Martina Grasso

LIbera

LIbera

Circolari, notizie, eventi correlati